Santa Brigida - Santuario della Madonna Addolorata
La cappella originaria risale al X secolo e fu forse edificata sui resti di un precedente edificio sacro pagano di probabile origine celtica. L'edificio attuale è la risultante di una serie di trasformazioni che si sono succedute nell'arco di circa un millennio, caratterizzate da vari ampliamenti e abbellimenti in relazione al suo ruolo di "chiesa matrice" della Valle Averara. La chiesa di Santa Brigida, staccatasi dalla pieve di San Pietro di Primaluna in Valsassina, nel corso del XIV secolo fu infatti la prima parrocchia dell'antica Valle Averara.
L'edificio è a una sola navata, divisa in cinque campate a sesto acuto, sorrette da pilastri in pietra; la copertura è a capanna, sostenuta da travi in legno decorato e da un assito a vista; due balaustre in marmo policromo separano la navata dal presbiterio, la cui volta è decorata da stucchi barocchi. Il campanile, a cuspide piramidale, ha la parte inferiore parzialmente inglobata nella chiesa e presente una piccola cella campanaria a quattro aperture. Sul lato meridionale si apre un porticato coperto dallo spiovente del tetto della chiesa e sorretto da tre pilastri e quasi interamente decorati da affreschi. Questi affreschi, al pari di quelli che adorano le pareti interne, risalgono XII secolo e sono ascrivibili ad frescanti locali, tra cui Pietro de Asenelis (ciclo del portico) e Angelo Baschenis (dipinti della cappella di San Nicola da Tolentino).
A seguito della costruzione della nuova parrocchiale, la chiesa ha assunto il nuovo titolo di Santuario della Madonna Addolorata.
L'antica comunità della Valle Averara, insediatasi sui monti al confine con la Valtellina la Val Sarsina, in un mondo di transumanza di persone, di merci e di animali che rendevano i monti luoghi di continui passaggi e scambi e non barriere di divisione, vide sorgere in tempi antichissimi la chiesa di Santa Brigida, nome che nel tempo venne dato al Comune.
Questa chiesa divenne col tempo una delle sette pelle la cappellani e culturale, dipendenti dalla chiesa madre di San Pietro di prima luna in Val Sarsina, come dalla scarto Lario attribuito a Goffredo da Bruxelles ero. In un atto rogato dal notaio Antonio della Torre di prima luna il 7 aprile 1368 si dice che nella prima postura della piede pieve di San Pietro di prima luna già operavano sette cappellanie curate, di pendenti dalla Chiesa madre di S. Pietro di Primaluna in Valsassina, come dal cartolario attribuito a Goffredo de Bussere. In un atto rogato dal notaio Antonio della Torre di Primaluna il 7 aprile 1368 si dice che nella prevostura della pieve di S. Pietro di Primaluna già operavano sette "cappellani li quali hanno cura delle anime per se". Tali cappellani delle chiese curate risiedevano presso le loro chiese, consolidando sempre più il distaccamento dalla chiesa matrice. Tra queste chiese c'era Santa Brigida di Averara e Santa Maria di Valtorta.
A loro volta nei secoli poi, le chiese della Valle Averara si staccheranno, con decreto vescovile, dalla matrice di Santa Brigida: così il 26 luglio 1456 le chiese di Santa Margherita di Curzio e di Sant'Ambrogio di Ornica, nel giugno del 1523 quella di San Giovanni Battista di Mezzoldo, il 23 ottobre 1566 quella di San Giacomo di Averara e nel 1611 quella di San Bartolomeo di Cassiglio. L'antica dipendenza della chiesa di San Pietro di Primaluna, fece sì che la chiesa di Santa Brigida, come tutta la Valle Averara, forse parte della diocesi di Milano e si officiasse secondo il rito Ambrosiano; e questo a tutt'oggi. Particolare è la dedicazione all'irlandese Santa Brigida di Kildare (453-524 ca), abbadessa e protettrice dell'Irlanda, che è santa di un mondo celtico che si rifà, nel nome di Brigida, anche ad antiche divinità. È una santa propria di un mondo montano agricolo pastorale ricordata da antichi racconti e leggende. La nostra chiesa di Santa Brigida fu costruita in luogo alto sulle frazioni abitate, ben isolato e lontano.
Oggi la raschiatura e la scrostatura fatta nei restauri alla parete di monte dell'antica chiesa, permette di comprendere la trasformazione, i significativi ingrandimenti ed innalzamenti avvenuti nel tempo e ben segnati dalla linea di stacco delle diverse murature. Su tale parete si può leggere che dal secolo XIV la torre campanaria era inserita nel vivo della navata, che ben cinque porte di passaggio d'entrata, di diverse fatture e dimensione, sono state tamponate, così come cinque finestre e due feritoie diagonali, più antiche. Oggi dal lato nord, la la chiesa prende luce solo da un una lunetta del presbiterio. Pur nell'adeguamento, nell'ampliamento e nell'innalzamento della chiesa, l'orientamento canonico est-ovest non è cambiato. A valle il livellamento è stato ottenuto con ripiena artificiale che rende più slanciato il muro absidale.
In facciata un portale in pietra sagomata e lavorata è opera secentesca, come pure l'ampia finestra che lascia però i resti di un rosone chiuso per l'ulteriore rialzo e che fa capire che il livello della chiesa era più basso, se San Carlo nella sua visita, il 23 ottobre 1566, ci dice che entrando in chiesa " si scendevano cinque gradini ". Interessanti in facciata anche le antiche aperture delle finestre soprattutto della feritoia che dovrebbe riferirsi alla chiesa primitiva. Nel XV secolo ci fu l'innalzamento della chiesa e la costruzione del portico in facciata sud. Il portico, elemento ed ambiente con simile in tutte le antiche chiese battesimali dell'alta valle, era inizialmente più basso, ma venne poi sopraelevato, come ci dimostra la porta laterale d'entrata, quella detta degli uomini, oggi chiusa e tagliata dal pavimento. Il portico, che dava sul cimitero, era il luogo dell'assemblea degli "homini liberi ed vicini" (ossia delle vicinie, delle frazioni) che ivi si trovavano per deliberare sulle cose del Comune e della chiesa, che era retta da due sindaci e da un tesoriere eletti ogni due anni dall'assemblea dei capifamiglia.
La chiesa fu sicuramente consacrata il 7 agosto 1468 dal monsignor Paolo Neapolitano, vescovo suffraganeo del cardinale di Milano Stefano Nardini. Non è certa, né documentata la tradizione, tramandateci anche con iscrizioni recenti, secondo cui San Carlo Borromeo, nella sua prima visita pastorale dalla sera del 23 ottobre 1566, riconsacrò la chiesa. La visita pastorale è ricordata con un affresco oggi riportato sulla parete di fondo, che ci presenta lo stemma del santo cardinale e ci dà notizia della visita pastorale, ma nulla della riconsacrazione. La seconda visita pastorale di San Carlo avvenne l'8 luglio 1582. Nella relazione conseguente, si parla della presenza nella chiesa di quattro altari, oltre il maggiore: quello della Madonna, l'altare di San Gottardo, l'altare nella cappella di San Nicola e quello di Sant'Agata. Altre visite pastorali vennero effettuate al tempo di San Carlo da parte dei suoi delegati, che dovendo seguire l'attuazione di quanto il cardinale aveva prescritto. Interessante la descrizione che il delegato vescovile Leonetto Chiavone fa dopo la visita del luglio 1569. Egli ci dice che la chiesa alle pareti per lo più ornate di affreschi, che ha quattro porte ed una dà nella casa del curato, che le finestre sono otto con due aperture circolari. La chiesa era pavimentata e dotata di tre campane. La porta del campanile, come oggi, dava sulla navata e il tetto era retto, sempre come oggi, da quattro arcate coperte con travi ed assito dipinti. Il tetto era coperto da "piode", ardesia. Sull'arco trionfale era posto un bel Crocefisso, oggi ancora presente sull'altare maggiore. Due erano le sacrestie. Al fianco dell'altare maggiore, al lato evangelo vi era la cappella della Madonna e in lato epistola la cappella di San Gottardo. Con accesso dal presbiterio esisteva anche un ambiente sepolcrale che era l'ossario e sulla parete sopra l'ingresso era raffigurata la figura della morte con l'arco in mano e che si trascinava legate in fila le vittime già cadute.
Affreschi macabri sono visibili ancora nel portico e, sotto l'altare, con ingresso esterno, esiste ancora l'ambiente seminterrato dell'ossario. Mancava in chiesa il pulpito e la sistemazione della fonte battesimale. Importante per la chiesa di Santa Brigida la concessione per gli abitanti di una particolare indulgenza. La Bolla, firmata da San Carlo datata 3 dicembre 1575, è conservata presso la casa parrocchiale. Alla fine del '500 venne costruita la Cappella del Battistero con accesso dalla parete nord appena dentro l'entrata. Nella ristrutturazione del '900 la cappella venne abbattuta ed oggi esternamente si può vedere murato l'arco d'accesso a detta cappella. Il 24 giugno 1611 ci fu la visita del cardinale Federigo Borromeo e tra le prescrizioni ci fu la sistemazione nella chiesa della tomba della famiglia De Pezzijs, la famiglia del grande pittore Giampaolo detto Cavagna. Alla fine del seicento risalgono le sistemazioni barocche degli altari laterali, con colonne in finto marmo e stucchi, come nel 1653 si era abbellito in stucco l'arco trionfale e l'arco di fondo con statue in stucco raffiguranti Sant'Ambrogio e Santa Brigida, come pure si erano poste le statue, sempre in stucco, di San Giuseppe e Sant'Antonio da Padova alla base della prima arcata. E' con tali interventi che purtroppo vanno persi i cicli d'affresco della volta e delle pareti del presbiterio raffiguranti la storia di Santa Brigida. Nel 1737 venne innalzato esternamente al limite del cimitero, di fronte al portico, una grande cappella ossario con altare, dove fu concesso celebrare la messa e dove fu traslata la statua della Vergine Addolorata. Tale costituzione fu abbattuta nel 1925. Il 25 giugno 1754 ci fu la visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzo Bonelli, salito in alta valle a consacrare le chiese di Cusio ed Ornica, che nella sua relazione tra l'altro ci dice che nella chiesa gli altari sono tre: quello della Madonna del Rosario, quello di San Gottardo e quello di San Carlo. Il cardinale Pozzo Bonelli fu l'ultimo vescovo di Milano a compiere una visita pastorale in Valle Averara. Il 22 ottobre 1784 il vescovo di Bergamo Dolfin, riguardo una diatriba tra l'arciprete di Santa Brigida e il parroco di Averara, ricordava il curato di Santa Brigida che la parrocchia era passata alle dipendenze della Diocesi di Bergamo. Nel 1858 la chiesa venne dotata di un eccellente organo a Deodato Bossi, oggi nella nuova parrocchiale. Nel 1925 la nuova parrocchiale prese il posto dell'antica, che rimase solitaria come Santuario della Madonna Addolorata. Vennero abbattute la casa del curato a nord e l'ossario dell'antico cimitero. Con gli anni crebbe il centro estivo del patronato San Vincenzo che adottò e rianimò per anni l'antica parrocchia di Santa Brigida.
Il primo incontro con la chiesa di Santa Brigida avviene sotto l'antico portico dove si può leggere la trasformazione e le aggiunte architettoniche della chiesa, ma dove ci accolgono importanti cicli di affreschi che sono solo una parte di quelli originali. Alle pareti immagini di Sant'Antonio Abate, di Sant'Ambrogio, di San Defendente soldato, di San Cristoforo che giganteggia, di San Paolo, di Santa Margherita, di Santa Caterina e di San Giovanni Battista ci dicono della devozione degli antenati. Numerose sono le maestà della Vergine con il Bambino è molta e molto fiorentina è l'Annunciazione alla testata del portico. La Deposizione nell'arco soglio di un'antica tomba, sempre alla testata del portico, è un riporto da sopra l'ingresso del primo ossario dal presbiterio. Anche i tre pilastri sono affrescati e firmati dall'autore, il pittore Petrus de Asenelis con la data marzo 1444. Della famiglia degli Asinelli pittori e affrescato pure lo stemma, sopra l'antica porta degli uomini, oggi murata. Gli affreschi erano voti devozionali realizzati dai vari e numerosi artisti della Valle Averara e in modo speciale di Santa Brigida, come i Baschenis, i Guerinoni, gli Asinelli, gli Scanardi, gli Scipioni e i Pezziis.
Sul fondo del portico l'affresco della Vergine con il Bambino alla figura allegorico della morte sono i resti di un'antica cappelletta esterna della Madonna e di quel ciclo di affreschi macabri verso l'ossario sotto il presbiterio. Entrati in chiesa osserviamo il presbiterio, cui si accede salendo tre gradini di marmo nero della locale Valle dei Gatti e che è delimitato dalla navata da balaustra sempre marmo nero decorato con intarsi floreali. L'abside a fondo dritto era affrescata con una grande scena della Crocifissione, di cui rimane parte dei due crocifissi accanto a Gesù, che invece è scomparso, mentre ai piedi della croce rimane parte della schiera dei dolenti. L'opera si può riferire ad un buon pittore della fine del '400. Ai piedi ed ai lati di questo grande affresco, vi sono due riquadri affrescati: quello di destra raffigurante la Madonna tra San Rocco e San Sebastiano, datato 5 aprile 1483 e con un'invocazione contro ogni pestilenza e quello di sinistra con il Cristo nell'avello con ai lati San Lorenzo e Sant'Onofrio, datato 1478. La preghiera delle piaghe di Gesù scritta in caratteri gotici sull'avello, è un testo che ritroviamo in altri affreschi in valle. Questi due riquadri risentono di un gusto tardo gotico e facevano parte del primo ciclo di affreschi coperti dalla Crocifissione. Nella lunetta, sempre dell'abside, è stato inserito all'inizio del '900 il dipinto raffigurante la deposizione di Gesù opera del pittore Domenighini, primo direttore della scuola d'arte Fantoni di Bergamo. Lungo le pareti c'erano continui cicli di affreschi, ora ridotti a pochi lacerti, come l'immagine della Vergine sul muro di rientranza del campanile o quella di San Sebastiano nella cappella un tempo di Sant'Agata, ora della Madonna, o di Sant'Antonio Abate sulla lesena presso il presbiterio, dove purtroppo si è per tutto il ciclo della vita di Santa Brigida. Molto particolare e interamente affrescata la cappella di San Nicola da Tolentino nella seconda campata a sud. Gli affreschi denotano un doppio strato di pitture. Più antica, sullo sfondo della cappella, la sequenza di otto figure, raffiguranti il Cristo e gli Apostoli, come le figure di San Sebastiano e San Caterina all'attacco dell'arco soglio della cappella. Sopra tali affreschi vennero stesi nuovi ed è in riquadri si narra la vita di San Nicola. Alla sommità in terna dell'arcata ecco il Cristo Pantocratore, in mandorla e nimbo, attorniato dai simboli dei quattro evangelisti e nel primo intradosso dell'arco, da una parte e dall'altra, i quattro dottori della Chiesa: Sant'Ambrogio, San Gerolamo, San Gregorio e Sant'Agostino. Al sommo della parete, la scena della crocifissione e ai lati i primi riquadri con le scene della vita del Santo, spiegata pure, nella cornice, in lingua volgare. L'opera viene generalmente attribuita ad Angelo Baschenis, autore con tanto di firma degli affreschi nella chiesa di Ornica nel 1485.
Tra le altre opere merita attenzione il bel Crocifisso cinquecentesco sull'altare maggiore, opera di validissimo scultore locale. Agli altari laterali, a destra il quadro con la scena della decorazione di San Giovanni Battista è opera veramente eccellente e unanimamente riferita a Carlo Ceresa (1609-1679). Molto bello anche il piccolo dipinto cinquecentesco del Cristo Risorto sulla cartina del tabernacolo. Alla parete la tela raffigurante il martirio di Sant'Agata è buono opera di fine '500. All'altare di sinistra domina la palla seicentesca di maniera, raffigurante Sant'Antonio di Padova. Sulla parete nord, l'ancona lignea intagliata ed indorata è una buona opera settecentesca di bottega locale, proveniente dall'oratorio di San Lorenzo a Carale. La statura della Madonna Addolorata, posta in tale ancona, venne acquisita nel 1935. Alla parete dell'ultima campata nord, il bel dipinto raffigurante la Madonna in Gloria con il Bambino e ai piedi San Carlo e San Giovanni Battista e lo stemma del donatore Goglio, è chiaramente opera della bottega di Carlo Ceresa, anche se sente un po' troppo della mano degli allievi. Sulla parete di fondo infine notiamo lo stemma di San Carlo, affresco riportato e che era stato eseguito in occasione della visita dell'ottobre 1566 solennemente ricordata.
Questo articolo è pubblicato originariamente sul blog Montezaga (montezaga.wordpress.com) →












